martedì 13 marzo 2012

Veleni nel cavalcavia? Il fatto non sussiste


I 5 indagati sono stati assolti, ma all'ora

non ho capito bene, chi è o chi sono i colpevoli? 

ora manca solo che i cinque imputati ci vengano anche a chiedere i danni


qui di seguito l'articolo sul giornale uscito oggi inerente alla sentenza di ieri mattina  emanata dal Giudice Livia Magri  

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SANGUINETTO. Assolti tutti e cinque gli imputati accusati di aver utilizzato, trasportato e fatto da intermediari per i materiali destinati al sovrappasso ferroviario

Veleni nel cavalcavia? Il fatto non sussiste

Daniela Andreis

La sentenza è stata emessa ieri a otto anni dall´avvio delle indagini A bocca asciutta le parti civili, Comune, Provincia e Legambiente

martedì 13 marzo 2012 PROVINCIA, pagina 33


Il municipio di Sanguinetto durante il sequestro dei documenti| La rampa del sovrappasso ...
Ci sono voluti 8 anni per sapere se i cinque imputati, ognuno con il proprio ruolo, fossero responsabili dell´inquinamento, con terreni non conformi e contenenti parti di piombo, delle rampe del sovrappasso stradale sulla linea ferroviaria che passa da Sanguinetto. Decine di udienze, analisi, controanalisi, anche da parte del Comune, tre anni di sequestro del sovrappasso a lavori quasi ultimati e persino i sigilli all´intero municipio, ad ottobre del 2005, per permettere alla Procura di procurarsi i documenti relativi all´opera: un evento quasi mai successo in Italia e che suscitò non poche polemiche. Ieri mattina è stata messa, salvo ricorsi, la parola fine alla parte giudiziaria della vicenda.
TUTTI ASSOLTI I CINQUE IMPUTATI, Flavio Bragato e Carlo Davi, legali rappresentanti della ditta «Tre Esse», intermediaria nella gestione dei rifiuti che finirono nella struttura; Giovanni Cuffaro, della «Co.Ge.Ma. La», destinatario dei materiali; Luca Bruschetta, di Legnago, trasportatore dei rifiuti; Enrico Vella, delle ditte «La Valle dell´Eden Recycling» e «Vella Enrico». Il giudice Livia Magri li ha assolti, con formula piena, perché il fatto non sussiste. Il capo di imputazione è caduto, secondo quanto sostengono i legali difensori - in aula Ennio Frattini per conto di Lelio Limoni, per Cuffaro; Gianluca Vassanelli, per Vella, Bragato e Davi; Sara Montagna per Bruschetta, oltre a quelli di parte civile, la Provincia e il Comune di Sanguinetto con Nicola Avanzi e Legambiente con Luca Tirapelle - perché non è stato dimostrato che tutto il materiale portato per realizzare le rampe provenisse da Bruschetta e quindi da Vella: furono fermati due camion, all´epoca, e nessuno dei due era di Bruschetta e, inoltre, per sostenere il capo di accusa occorreva dimostrare che gli imputati conferirono ingenti quantità di terreni inquinati, mentre di sostanze nocive ne furono trovate in quantità minime. E non tali - come provarono le analisi dell´Ulss 21 - da procurare danni alla salute.
CHI RIMANE A BOCCA ASCIUTTA. A causa dell´assoluzione degli imputati, indagati nell´ambito dell´operazione «Cagliostro» che rivelò un cospicuo traffico di rifiuti nocivi nel Veronese, provenienti soprattutto dal Veneziano, e che venivano occultati in opere pubbliche - come il cavalcavia sulla 434 e alcuni lotti in zona industriale di San Pietro - non verranno risarciti dei danni chiesti né il Comune di Sanguinetto, né la Provincia, né Legambiente. Sanguinetto aveva chiesto 200 mila euro per danni morali, più 270 mila per danni materiali (ovvero le spese di bonifica); la Provincia, 100 mila euro e Legambiente e Wwf 50 mila euro ciascuno.
L´ACCUSA ERA PESANTE. I cinque avrebbero violato il decreto legislativo 3 aprile 2006, che detta le norme in materia ambientale, facendo divieto di inquinamento, per motivi di salute e tutela dei territori. E con l´aggravante della concorso. E tutto ciò per «trarre profitto». Vella non avrebbe sostenuto i costi derivanti da un corretto smaltimento del rifiuto; Bragato e Davi, nell´assicurarsi il prezzo delle loro intemediazioni; Cuffaro per non aver sostenuto i costi derivanti dall´usare materiale idoneo alla creazione di sottofondi, ma rifiuti speciali non pericolosi e Bruschetta nell´assicurarsi il prezzo del trasporto, gestendo abusivamente ingenti quantità di rifiuti, con documenti di trasporto che parlavano invece di terre di vagliatura (ovvero terra sporca).
L´azione giudiziaria portò, come detto, persino alla chiusura del municipio da parte del sostituto Carlo Villani che si occupò di tutta l´operazione «Cagliostro»: arrivò la Polizia provinciale e chiuse tutto per il sospetto che si tentasse di occultare documenti relativi all´inchiesta.

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